Una vacanza in Africa 2007

2007

 

Sierra leone

  • Mortalità infantile nel primo anno di vita: 165 su mille nascite.

  • Mortalità infantile entro il 5° anno di vita: 282 ogni mille nati vivi.

  • Speranza di vita alla nascita: 41 anni

  • Medici: 48 per 7 milioni di abitanti

 

 

 

Questa estate sono andata come medico nell’ospedale di Lunsar, una cittadina di 80.000 abitanti della Sierra Leone. Prima di partire non conoscevo nulla dell’ospedale dove sarei andata e dei problemi che avrei trovato. Ho portato una valigia di farmaci raccolti in Italia. Quando l’ho aperta in Sierra leone mi sono sentita ridicola: non è dei nostri avanzi e dei nostri ritagli di tempo che c’è bisogno in Africa. L’Africa ha problemi immensi ed ha bisogno di progetti specifici , di interventi su ampia scala e di persone preparate con dei programmi ben definiti.

Il mio apporto come medico è stato modesto: un mese è troppo poco per imparare a rendersi utili. Questo viaggio è solo servito a me per vedere un mondo che da qui è inimmaginabile, renderne testimonianza e portarmi a casa delle domande che non trovano risposte.

Ho visto ogni giorno bambini, giovani, adulti morire per malattie da noi comuni e guaribili, come il figlio del nostro cuoco, un bambino di un anno e mezzo: ha avuto febbre e diarrea per tre giorni ed è stato portato in ospedale troppo tardi. E’ morto, quando un antibiotico e qualche fleboclisi avrebbero potuto salvarlo. E’ poco quello che si può fare qui, rispetto alle cure che abbiamo noi, eppure è molto rispetto al nulla ed i medici ed i volontari salvano ogni giorno molte vite.Tanti si ammalano ed attribuiscono le malattie a fatture, maledizioni, stregonerie e ricorrono ai guaritori locali senza andare in Ospedale. La morte viene subita con rassegnazione, fa parte del ciclo della natura.

Noi abbiamo il concetto di diritto alla salute, là non c’è neppure la consapevolezza che salute, cibo, istruzione possano essere un diritto.

Loro vivono nel nostro stesso mondo, nel nostro stesso tempo, i mezzi di comunicazione ci fanno conoscere gli uni agli altri: noi soffochiamo per il troppo e loro non hanno il minimo per vivere. In Sierra leone ci sono miniere di diamanti, di bauxite, di minerali rari e l’ agricoltura sarebbe possibile, ma la popolazione non ha che un pugno di riso al giorno per non morire. I loro Governanti corrotti e ed il cinismo dei paesi ricchi nega a questa gente ogni elementare supporto ,come strade.acqua,luce, strutture sanitarie, istruzione.Questi bambini sorridenti che facevano festa al nostro passaggio, correndoci incontro e prendendoci le mani, sono vittime di una ingiustizia profonda. Ignorare la loro esistenza è il primo dei torti che gli facciamo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L’ospedale di Lunsar

SAINT JOHN OF GOD CATHOLIC HOSPITAL BROTHERS OF ST.JOHN OF GOD LUNSAR

Ospedale dell’ordine dei Fatebenefratelli spagnoli, fu fondato negli anni sessanta e venne completamente distrutto durante la guerra terminata nel 2001. Successivamente fu ricostruito a spese dei Fatebenefratelli, senza alcun contributo da parte dello stato Sierralionese.

STRUTTURA

Attualmente è costituita da vari padiglioni. Il primo, antistante l’ospedale, con: accettazione, ambulatori per adulti e pediatrici, sale d’attesa, laboratorio e farmacia.

Il secondo, per la degenza, invece, consta di due costruzioni parallele che delimitano un cortile interno: da un lato vi sono le stanze di pediatria, dall’atro lato le stanze per gli adulti. In pediatria sono ricoverati mediamente una sessantina di bambini, sistemati su letti da adulti nel numero di due per ogni letto. Dallo stesso lato della pediatria vi è una stanza di pronto soccorso, una stanza per la telemedicina, la radiologia, il magazzino per i farmaci e la TAC. Al piano superiore sono gli uffici amministrativi. Il reparto per gli adulti ospita circa una quarantina di pazienti in stanze da due, quattro oppure otto letti. Attraverso un corridoio poi si passa al reparto di maternità e all’ala delle sale operatorie, nuovissime. Dietro ai padiglioni vi sono edifici di servizio.

All’ingresso dell’ospedale sorgono anche un bar ed una costruzione che funge da albergo e che ospita i parenti o i malati non ricoverati che vengono da lontano e hanno bisogno di medicazioni quotidiane. Di fianco all’ospedale abitano i Padri dei Fatebenefratelli e i volontari stranieri.

Tutti gli edifici sono nuovi, dipinti di verde chiaro, puliti e spiccano in un paesaggio di capanne e baracche. L’ospedale ha energia elettrica grazie ad un generatore, che funziona fino al pomeriggio, poi viene staccato.

 

LABORATORIO

Vi sono poche macchine, per lo più non funzionanti: l’umidità della stagione delle piogge le rovina e l’aria condizionata non basta a preservarle perché funziona solo per alcune ore al giorno.Gli esami che si fanno sono pochissimi: ematocrito, globuli bianchi, malaria, aids, esame di feci per i vermi, tampone vaginale, ves, esame urine.

 

MACCHINE

Ecografo: che usa Padre Emanuel per valutare l’addome e l’utero (diagnosi di gravidanza,fibromi) ed un’ostetrica per controllare lla posizione del feto nelle gravide a termine.TAC: che non funziona.

Elettrocardiografo: che non viene mai usato.RX: utilizzato per lastre al torace e di segmenti ossei (sono lastre di cattiva qualità che ogni medico deve interpretare da solo.

 

FARMACI

I farmaci a disposizione in ospedale sono: antibiotici, antimalarici, paracetamolo, antinfiammatori.

In magazzino vi sono anche scatoloni di farmaci mandati dall’Italia o dalla Spagna: in parte sono scaduti, in parte sono inutili e in ogni caso da sistemare, ma nessuno è in grado di farlo. Non si prescrivono né iniezioni, né gocce, né sciroppi, perché nessuno capirebbe come prenderli: si prescrivono solo pastiglie. In ospedale si fanno flebo ed antibiotici in vena.

Per le malattie cardiovascolari si usano solo la digitale, diuretici ed anti-ipertensivi, prescritti solitamente per un mese… poi? I pazienti con AIDS e con TBC vengono affidati all’internista locale,ma non vi sono le cure specifiche.

 

INTERVENTI CHIRURGICI

Si operano ernie, fibromi uterini, idroceli, si fanno cesarei raramente laparotomie per peritoniti. Anche se questa estate erano presenti due anestesisti,era estremamente difficile fare una anestesia generale perché mancano i gas e le macchine necessarie: l’unica tipo di anestesia è quella epidurale.

 

ORGANIZZAZIONE

Tutti i costi, dai farmaci agli stipendi dei dipendenti (circa trenta), sono sostenuti dai Fatebenefratelli, senza partecipazione dello stato.

L’ospedale è gestito solamente da tre medici: Padre Emanuel dei Fatebenefratelli,che è chirurgo ed internista, un medico internista della SIERRA Leone, un chirurgo del Camerum.

Da un ospedale dei Fatebenefratelli di Barcellona, poi, vengono in aiuto, per periodi di tre mesi, a rotazione, dei medici e degli infermieri che hanno lo stipendio e le spese pagate dall’ospedale spagnolo. Quest’estate sono venuti dalla Spagna una pediatra, due anestesisti, una infermiera, una impiegata amministrativa e due studentesse di medicina. Ai ricoverati viene dato da mangiare due volte al giorno. Non ci sono lenzuola e i materassi sono di plastica.

I pazienti pagano per visite, farmaci, ricovero e operazioni: un’analisi del sangue costa 20.000 leoni, circa 5 euro; un intervento chirurgico costa 150.000 leoni, approssimativamente 40 euro; per i bambini vi è un tetto massimo di spesa di 100.000 leoni.

Tutto questo considerando che uno stipendio medio è di 65.000 leoni. Il costo delle prestazione è inferiore rispetto ad altri ospedali e siccome questo viene ritenuto un ospedale di buon livello, la gente viene qui anche da molto lontano, perfino dalla capitale, che dista 80 km, e dagli stati confinanti.

 

Dott. Amalia Carpi

La Melagrana - ONLUS Via Monte San Michele 1 (grattacielo di San Pietro) 42121 Reggio Emilia tel. 0522/541734

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